L’importanza del rapporto tra allenatore ed atleta nella Pesistica Olimpica

L’importanza del rapporto tra allenatore ed atleta nella Pesistica Olimpica

L’errore in ambito sportivo consiste in ogni deviazione o differenza rispetto al modello o alle indicazioni da seguire tale da ridurre il rendimento del gesto tecnico. Le cause possono essere molteplici, come ad esempio delle difficoltà fisiche e coordinative, una cattiva immagine mentale del movimento, una scarsa percezione cinestesica, un’incomprensione del programma motorio o un’errata interpretazione della spiegazione.
Il compito dell’allenatore è quello di correggere il gesto, inteso come manifestazione esteriore e concreta di un’azione, al fine di migliorare la possibilità di riuscita dell’azione motoria.

La complessità tecnica e motoria dello Strappo e dello Slancio, data la richiesta di velocità di movimento, di uno sforzo elevato in un determinato periodo di tempo, di ricerca e mantenimento costante dell’equilibrio sia statico che dinamico, di precisione, mobilità articolare e di un livello elevato di concentrazione, fa sì che essi risultino difficili da apprendere, assimilare e specializzare nel breve termine, ma soprattutto difficili da correggere se performati in modo non corretto. Al fine di un apprendimento tecnico adeguato e di una correzione tecnica efficace è fondamentale che l’interazione didattica tra tecnico e atleta funzioni nel giusto modo. L’allenatore deve ispirare fiducia, saper dialogare, ma soprattutto saper ascoltare, in modo da ottenere quante più informazioni sullo stato psicofisico dell’atleta e da instaurare un rapporto di vicinanza qualitativamente solido e migliore.

Affinché il clima sia sempre positivo sono fondamentali la fiducia, il rispetto e la complicità. Il tecnico deve saper sorprendere, attirando e generando attenzione negli atleti, emozionare, empatizzando con chi ha di fronte, e convincere, modulando la propria comunicazione in base al contesto e all’obiettivo prefissato. In presenza di tutte queste caratteristiche e dell’imprescindibile “chimica”, l’allenatore e l’atleta possono stabilire degli obiettivi comuni e orientare i propri sforzi in funzione del loro raggiungimento. Sono molti i tecnici che, non possedendo il giusto bagaglio nozionistico ed esperienziale e di conseguenza non sapendo come valutare un qualunque individuo, considerano esclusivamente il suo essere atleta, riducendo così la totalità dalla persona a una macchina prestativa tarabile in base all’obiettivo prestativo da raggiungere nel breve o nel lungo termine. Secondo questa visione l’allenatore pianifica quella che è la sua preparazione in base alla sua visione dell’atleta, rimanendo nella propria zona di comfort. Solo superando questa concezione antica risulterà possibile somministrare un programma di allenamento adeguato e soprattutto individualizzato, che tenga conto dell’essere atleta come una delle tante componenti costitutive dell’individuo, non l’unica.

Una volta valutato il bagaglio di abilità motorie in possesso dal soggetto, la sua capacità di ricezione e gestione delle informazioni, la sua autostima, la sua motivazione e i suoi obiettivi, il tecnico, in relazione a un’atleta che presenta difficoltà esecutive, deve essere in grado di individuare l’errore, di comprenderne le origini e di saper attuare la giusta strategia correttiva per evitare che esso non si ripresenti e di conseguenza diventi cronico. Egli deve inoltre saper modulare le proprie correzioni utilizzando una buona qualità verbale nella trasmissione delle nozioni, individuare eventuali deficit fisici o affaticamenti da sovraccarico e sapere come compensarli, ma soprattutto deve saper personalizzare la programmazione dell’allenamento impiegando i giusti carichi di lavoro. Le correzioni tecniche devono essere esposte nel modo più chiaro e analitico possibile subito dopo la realizzazione del gesto, focalizzandosi in particolar modo sulle cause che lo hanno generato e senza tralasciare gli aspetti positivi dell’azione.

“L’articolo è stato scritto da Erica Simeoni, atleta di pesistica olimpica e tutor della FIPE.
Bravissima sia come atleta che come allenatrice!”

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